un manifest par une riviste

Più volte abbiamo chiesto uno spazio, non rendendoci conto che l’atto stesso di chiederlo e farcelo concedere confermasse l’esistenza di un limite. Se alc ci stato dato, è sempre stato poco e regolamentato da altri. Abbiamo aspettato il nostro turno di parola, ma non è arrivato e, di questo passo, non arriverà mai. Siamo troppo poche per avere voce in capitolo, troppo sparse per essere considerate. In sostanza, siamo generazioni nate con le luci già spente e la gente in fila per uscire dalla sala.

Ma abbiamo ancora da dire, necessità di esprimerci e nessuna intenzione di farlo all’interno di strutture e attraverso pratiche cucite su misura da altri e per altri.

La Carnia ha bisogno di un ammutinamento culturale e generazionale. Non c’è più tempo di rimandarlo.

Siamo un gruppo di persone accomunate dal desiderio di creare uno spazio di espressione libera e di azione culturale.

Un piccolo gruppo con la voglia di allargarsi e che ha provato, negli ultimi anni, ad osservare questo territorio da molti punti di vista: andando, tornando, restando. Ci rendiamo conto che la Carnia possiede stratificazioni di storia, tradizioni e biodiversità, ma è anche poco terreno fertile dove seminare e far fiorire nuovi pensieri, sradicare narrazioni esauste, sperimentare nuove idee per un presente che cambia e per un futuro incerto. Questa rivista vuole essere un tentativo di apertura per instaurare nuove connessioni, una lettura nuova del presente, un percorso di elaborazione condiviso e collettivo.

Collettivo perché sentiamo il bisogno di costruire qualcosa che non sia una mera collezione di opinioni. Troppo spesso i discorsi culturali nascono per nutrire narcisismi militanti. Al contrario, vogliamo coltivare uno spazio che non sia di nessuno, uno spazio libero perché frutto di quello che noi, tutte insieme, abbiamo deciso di buttare nella realtà. Uno spazio fatto di ascolto, discussioni, risate, bestemmie, sogni, speranze, delusioni condivise. Uno spazio in cui scrivere insieme e trovare qualcosa in cui riconoscersi.

Non vogliamo proporre, una volta ancora, una rivista ripiegata esclusivamente sulla Carnia. Siamo giovani/migranti/forest* che parlano del territorio perché ci vivono, perché se ne sono andate, perché sono tornate. Vogliamo costruire uno spazio per raccogliere ed elaborare i nostri pensieri, uno spazio che sentiamo mancare. Pensieri che vengono da fuori e da dentro, suggestioni che abbracciano la nostra storia in Carnia e le esperienze maturate fuori.

Vogliamo raccontarci. Girando per la Carnia a passo lento ci capita di vedere, intravedere o intuire cose belle e brutte. Questo spazio vuole far crescere le prime, contrastare e cambiare le seconde. Vogliamo scrivere delle difficoltà dell’abitare, dove sembra più facile investire in infrastrutture turistiche poco lungimiranti piuttosto che in servizi per chi vive (o vorrebbe vivere) la Carnia. Vogliamo scrivere dei nostri paesi e di altre comunità, di esempi, spesso nascosti, di alternativa e di attivismo. Vogliamo ragionare delle eredità e dei futuri lasciatici da chi ha migrato e continua a migrare, partendo o arrivando. Vogliamo parlare di bosco e di acqua, e così di equilibrio e di crescita, di tensioni, di conflitti e di cambiamenti e quindi anche parlare di governo del territorio. Vogliamo parlare di lingua, di lingue, di storia, di storie, immaginare futuri e passati, tentare insieme poesie e canzoni. Vogliamo parlare del mondo.

Vogliamo costruire Sterps par meti adun tutte queste cose. Gli sterps non si spostano neanche al sopraggiungere della piena, crescono anche nelle grave più inospitali e sulle rive più ripide, sono piante di frontiera che colonizzano interstizi e sottobosco. Hai voglia a estirparci, torniamo sempre. Gli sterps rompono la logica produttivistica di chi coltiva i boschi, creando nuovi ecosistemi che si prendono il loro tempo prima di lasciare spazio al bosco.

Un luogo in cui nasce qualcosa di nuovo.