Il timp al era il timp dai baraçs

  • I conflitti interiori della Regione sul turismo invernale

    Riguardo al turismo invernale la Regione FVG sembra stia combattendo un profondo conflitto interiore. Nella sua rivista “Segnali dal Clima 2024” un articolo del Gruppo di lavoro tecnico scientifico Clima FVG, coordinato da ARPA FVG, evidenzia come
    “Gli effetti del riscaldamento globale risultano più evidenti nelle Alpi e nel Mediterraneo. Il Friuli Venezia Giulia, trovandosi compresso tra due questi hot-spot, ne soffrirà maggiormente. Già ora ci sono segni evidenti di questa tendenza: le ondate di calore, gli incendi nel Carso isontino e triestino, la sparizione dei ghiacciai e la fusione del permafrost, l’innalzamento del livello del mare, la siccità estiva e la scarsità di portata di acqua nei fiumi, gli impatti sugli ecosistemi e sulla biodiversità.
    […]
    Il calo delle temperature e la irregolarità delle precipitazioni nevose stanno già mettendo a rischio il turismo invernale legato allo sci. Impianti di risalita e piste da sci sotto ai 1500 metri difficilmente potranno funzionare nei prossimi anni a causa della mancanza di neve, non rimpiazzata dall’innevamento artificiale che, oltre a impattare pesantemente sull’utilizzo di acqua e sul consumo di energia elettrica, renderanno economicamente non conveniente l’operazione”. 1

    Un altro articolo rincara la dose:
    “Lo sci ha rappresentato e rappresenta ancora per alcuni territori un’importante risorsa in termini di occupazione e reddito, oltre ad essere di per sé una valida attività ludico-sportiva. Tuttavia, la riduzione delle precipitazioni nevose mette in seria difficoltà questo settore, per superare la quale si fa troppo spesso ricorso a soluzioni – mi riferisco all’innevamento artificiale – che portano con sé rilevanti impatti ambientali e sociali negativi. Basti pensare all’utilizzo delle risorse idriche ed energetiche, nonché agli ingenti finanziamenti pubblici, risorse così sottratte ad altre priorità. […]
    Il turismo ha certamente portato ricchezza in molte aree montane. Tuttavia questi cambiamenti impongono la definizione di nuove strategie di sviluppo turistico”. 2

    Lo stesso riporta anche esempi di riorientamento di centri turistici invernali come quello del parco naturale del Monte Dobratsch (Villach) e quello della Val Maira (Piemonte).

     Anche in Carnia ci sono progetti di sviluppo alternativo di località sciistiche:
    “Il progetto “Oltre la neve – Beyond Snow” finanziato dal programma europeo Interreg Alpine Space prevede come area pilota in Friuli Venezia Giulia la Val Pesarina. In questa zona della Carnia si trova il più piccolo impianto di risalita d’Europa: un piccolo skilift che misura 110 mt di lunghezza situato nella località di Pradibosco. La zona è stata scelta perché l’impianto già attualmente risente dei cambiamenti climatici, ovvero della carenza di neve a bassa quota, e i giorni di apertura durante l’anno sono davvero pochissimi.
    Il progetto, in carico all’Ufficio Europa della Comunità di montagna della Carnia, mira a trovare proposte e soluzioni per aumentare la resilienza socio-economica di questa vallata, attraverso il coinvolgimento della popolazione nella definizione di un futuro desiderabile, alla luce delle nuove condizioni climatiche”. 3

    Un’altra parte della sfaccettata personalità della Regione FVG, però, la pensa diversamente. Dopo aver stanziato 1,5 milioni di euro nel 2024 per realizzare, assieme a PromoTurismo FVG, le piste Laugiane e Variante Val Di Nuf tra i 1600 e i 1350 m di quota 4 c’è un altro lungimirante progetto in cantiere: l’avvio dei lavori per il nuovo bacino Tamai, un investimento da 2,5 milioni di euro per incrementare l’innevamento artificiale.5

    Uno psicanalista dovrebbe consigliare alla Regione FVG di investire in progetti più lungimiranti e meno dannosi di questo, che invece interverrebbe sulla But con un prelievo idrico. I prelievi idrici sono considerati, sempre da una delle personalità della Regione FVG, “tra le pressioni antropiche più significative esercitate sui corpi idrici della zona montana”.
    In questa lotta interiore, quasi schizofrenica, speriamo che, nonostante i colpi di calore provocati dall’anno più caldo mai registrato in FVG dal 1900, prevalgano la ragione e il buon senso.




    FONTI

    1“La montagna e i cambiamenti climatici: un equilibrio fragile in un ambiente vulnerabile” di Maurizio Fermeglia – Università degli Studi di Trieste, in: Segnali dal Clima in FVG – 2024

    2“Montagne in trasformazione: cambiamenti climatici e altri cambiamenti” di Ivana Bassi – Università degli Studi di Udine, in: Segnali dal Clima in FVG – 2024

    3“Oltre la neve: soluzioni e partecipazione per uno sviluppo resiliente della montagna” di Federica Flapp – ARPA FVG e Patrizia Gridel, Michele Colusso, Margherita Mabel Costantini – Comunità di montagna della Carnia, in: Segnali dal Clima in FVG – 2024

    4https://www.promoturismo.fvg.it/it/327993/interventi-per-la-costruzione-delle-piste-da-sci-denominate-laugiane-e-variante-val-di-nuf-nel-polo-sciistico-zoncolan-in-comune-di-sutrio-ud

    5https://www.regione.fvg.it/rafvg/comunicati/comunicato.act?dir=/rafvg/cms/RAFVG/notiziedallagiunta/&nm=20250113150915001